All’indomani del parere espresso dal Consiglio Superiore delle Sanità circa la nocività più o meno verificata della cannabis light, ora la “palla” torna al Ministero della salute il quale è chiamato a far chiarezza circa la possibilità di vendere liberamente cannabis light. Facciamo un passo indietro e proviamo a far chiarezza sull’intera vicenda “marijuana light”.

erba legale
Il giudizio del CSS sugli effetti (veri o presunti) della marijuana light ha finito con il sollevare la protesta dei tanti operatori del settore disposti finanche ad adire vie legali pur di veder riconosciuti i loro diritti. Quello della legalizzazione delle droghe leggere è da sempre un tema scottante, il quale divide l’opinione pubblica in proibizionisti ed antiproibizionisti.

Ma qui ci troviamo di fronte ad un tema completamente diverso – ci fa presente un commerciante di cannabis light della provincia di Modena-, un prodotto naturale e completamente legale perchè a basso contenuto di THC (Tetracannabidiolo sotto lo 0,6%), quindi non classificabile come sostanza stupefacente.

La legge italiana sulla coltivazione della canapa, ecco il punto, stabilisce che è legale coltivare e vendere varietà di cannabis appartenenti ad una delle 67 specie registrate nel Catalogo Comune della comunità europea. Ecco quindi che vendere canapa light è non solo una attività assolutamente legale, ma anche un modo concreto di togliere “foraggio” alle attività criminali che detengono il controllo su questo settore.

serra di erba legale

serra di cannabis

Sempre tornando sulle parole espresse dagli esperti del CSS, va aggiunto che la commercializzazione di marijuana light andrebbe anziché vietato e contrastato, regolamentato e reso disponibile sulla base di regole certe. La cannabis light non è “droga”, si difendono ancora commercianti e rivenditori, bensì un prodotto con meno dllo 0,2% di THC quindi non “drogante”.

Cannabis light: no alla vendita libera
La cosa certa è che il CSS si è inimicato moltissime persone, tra cui coltivatori, grossisti e rivenditori al dettaglio.Già, perché sebbene con pochissimo contenuto di THC, la cannabis light non può essere considerata alla stregua di una camomilla o altra tisana rilassante.

Secondo il CSS è molto probabile che la cannabis light sia nociva per la salute degli individui, quindi elenca una serie di ragioni a sostegno di tale ipotesi:
1) la soglia di THC compresa tra lo 0,2 e lo 0,6 non significa che il prodotto non è nocivo;
2) il THC riesce comunque ad essere assorbito dal corpo umano e concentrarsi in misura superiore rispetto a quelle riscontrabili da un comune analisi delle sangue;
3) sulla vendita manca un reale controllo circa le effettive condizioni di salute dei possibili acquirenti;
4) non risultano essere stati condotti sperimentazioni circa le possibili conseguenze sul feto delle donne in gravidanza, su soggetti giovani o affetti da patologie particolari.
Detto ciò, il CSS ritiene che non nvi siano le condizioni per ritenere sicuro e non preoccupante la vendita di infiorescenze di cannabis light, sebbene queste presentino valori di THC inferiori allo 0,2%.”